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Elenco di tutti gli articoli relativi alla categoria ART ![]() Arte cimiteriale
Vecchie tombe a terra e colombari con lastra di granito, nome, foto, date, lampada e vaso dei fiori? Archeologia sepolcrale. Buono il concept design FaceTomb di Andrea Marcuccetti e Mauro Pantuso, che punta sull’identità, l’immagine in era digitale. FaceTomb è assemblato con un pannello honeycomb in alluminio, da una pellicola illuminante e da tasselli di mosaico che ricostruiscono l’immagine del caro estinto pixel su pixel, in realtà tassello su tassello.
Nome, cognome e date possono essere letti, se interessati, ai lati, sul lato stretto del parallelepipedo.
Evocativa la presentazione in fiera: colombari dedicati a personaggi famosi, da Obama a Berlusconi, dalla Jolie a Clooney, tutti con la reale data di nascita e la stessa di morte: 26.03.2010
Ci sono margini importanti di lavoro per designer e artisti sull’arte cimiteriale.
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![]() Il Principe di plastica
Un “collega”, davvero in gamba: francese, diplomato all’Ecole nazionale Superieure des Arts Decoratifs di Paris. Regis-R, il suo nome d’arte, lavora in un design “povero” e le sue creazioni oscillano tra readymade e riciclo. Riutilizza avanzi, crea con gli scarti del nostro quotidiano, li ricompone, inventa nuovi oggetti funzionali.
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![]() MAXXI Roma
L’Italia non guarda soltanto al suo impareggiabile passato artistico: mancano poco più di due settimane all’inaugurazione del MAXXI, museo nazionale delle arti del XXI secolo in via Reni a Roma (apertura al pubblico il 30 maggio).
Il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo è una Fondazione costituita dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. É il primo museo nazionale dedicato alla creatività contemporanea, pensato come un grande campus dedicato alla cultura, un laboratorio di sperimentazione, studio e ricerca.
Sede del MAXXI è la grande opera architettonica dalle forme innovative e spettacolari, progettata da Zaha Hadid nel quartiere Flaminio di Roma.
Il MAXXI ha la missione di promuovere l'arte e l'architettura del XXI secolo e di raccogliere le testimonianze artistiche della creatività contemporanea
per conservarle, studiarle e metterle a disposizione del pubblico. Il MAXXI intende costituire un riferimento nazionale per le istituzioni e le iniziative private operanti in Italia e all'estero, così come per gli artisti, gli architetti e il pubblico più vasto, con un lavoro approfondito di valutazione
del presente che delineerà un quadro in costante aggiornamento sullo sviluppo delle arti e dell'architettura del XXI secolo. Nel MAXXI risiedono due istituzioni museali, il MAXXI architettura e il MAXXI arte, che avranno in comune spazi e risorse per le attività.
Speriamo che la mano pubblica-politica, che non può nuocere ad artisti come Botticelli, Tiziano, Caravaggio, non pesi troppo sulle scelte degli artisti contemporanei. ![]()
![]() Vertigine sensuale
Questa antica Pietà in stata lignea è di una modernità sconcertante. Lo sguardo della Madre di Dio, assente e impenetrabile composto nella sofferenza per il lutto del figlio è il cardine dell’opera. I maestri d’ascia altoatesini (si trova nell’abbazia di Monte Maria – Alta Val Venosta) riescono a plasmare dal legno di qualità arboree montane, gruppi scultorei ineccepibili.
Adoro percorrere le vallate altoatesine perché vivo una sorta di Spagna controriformata in altura fra i pascoli verdi, una semana santa sevillana tragica e funerea: il Cristo crocefisso in legno è in tutti i crocicchi dei paesi, spesso sulle soglie delle case private; le madonne addolorate con tanto di pugnali del martirio non si contano; gli interni delle chiese sono tutti barocchi controriformati senza elementi gnostici o ermetici; San Michele e San Giorgio (soldati di Dio uccisori del demonio – drago) sono onnipresenti, i piccoli cimiteri con croci di ferro e iscrizioni in caratteri gotici, se possibile, rendono questa ierofania alpina ancora più tetra.
Il senso di colpa e d’espiazione è perennemente rammentato al passante, la sofferenza di Dio e degli uomini sono tangibili: il risultato di questa rappresentazione del dolore è un vigore erotico senza eguali. L’Alto Adige, è una terra d’amore perché una coppia d’amanti non può non unirsi carnalmente di sera, dopo un richiamo assillante alle colpe e alla caducità della carne.
Ecco il senso nascosto, dello sguardo della Madre di Dio nella pietà della scultura lignea: una vertigine sensuale.
Photo by ilPrincipe.eu
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![]() Una mela al giorno leva il peccato di torno
Una scena incantevole: una Madonna che porge una mela a Gesù bambino. Si trova presso l’abbazia benedettina di Monte Maria, Val Venosta (Sudtirol – Alto Adige) 1340 mt. sul livello del mare.
Il senso è chiaro: Maria Vergine, investita del dogma dell’immacolata concezione, cioè per singolare grazia di Dio onnipotente è stata preservata da ogni macchia del peccato originale, porge al proprio figlio divino appena nato, la mela trasfigurata.
Da frutto proibito e nefasto dell’Eden, la mela depotenziata dal suo significato negativo viene consegnata incorrotta all’Agnello di Dio.
E in una valle dove la produzione di mele raggiunge picchi d’eccellenza per qualità e quantità, questa scultura ha anche una sua etica agraria e mercantile.
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![]() La predica dei morti
Sacra di San Michele (Val di Susa – To), l’abbazia – fortezza dell’arcangelo di Dio che combatte spada alla mano le orde di Satana. Nella basilica superiore, il cui tetto tocca il cielo, si trova un piccolo affresco, una variante molto interessante della più nota danza macabra, nondimeno un monito dal mondo dei morti a quello dei vivi.
Un sarcofago spalancato contiene alcuni scheletri distesi, uno di questi è sollevato e svolge dalle mani un lungo papiro in direzione di un drappello eterogeneo di viventi, formato da potenti, imperatori, papi, vescovi, aristocratici, borghesi, bottegai, contadini, artigiani, servi. Il Messaggio lanciato dai morti è univoco e non lascia spazio ad interpretazioni: Pregate per i trapassati, perché un giorno noi eravamo come voi e un giorno voi sarete come noi.
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![]() Mi sono innamorata (di uno morto 30.000 anni fa)
Quando diventerò ricca, l’assegno per il primo acquisto lo staccherò nello Show-Room della Riva 1920 in via Genova 13 a Cantù: al Salone del Mobile è stato un colpo di fulmine, se lui non era troppo grosso lo avrei sequestrato, nascosto e adorato per tutta la vita nel mio appartamento.
Lui è il “tavolaccio” Auckland, con piano di legno Kauri, in pezzo unico grezzo e originale però, non nella versione con i lati squadrati.
Il Kauri è l’essere morto-vivente più antico sulla faccia della terra: restituito alla vita come il corpo di un umano ibernato, con il sottile distinguo che la tecnologia dell’ibernazione c’è nota da meno di un secolo.
L’ho lisciato, accarezzato, odorato; mi sono bagnata…
E’ un legno proveniente unicamente da una piccola area della Nuova Zelanda, da tronchi giganteschi, è rimasto nel sottosuolo per migliaia di anni. L’età di questo legno millenario può variare dai 7.000 ai 50.000 anni. Le particolari caratteristiche del fango in cui il legno è stato sepolto e la mancanza di ossigeno nel terreno hanno permesso a questo legno di non subire alcun processo di fossilizzazione rimanendo splendido e intatto fino ai giorni nostri, come fosse appena tagliato.
Un pezzo unico in tutti i sensi: non sappiamo quanto legno di tal fatta sia ancora sepolto in queste paludi; un giorno potrebbe esaurirsi consegnando all’esclusivo acquirente materiale pregiato da collezione, proprio come pietre preziose.
I designer di Riva 1920 hanno fatto il resto, offrendo la variante grezza o squadrata e inserendo delle gambe moderne in tubolare di forma quadrata, di color antracite.
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![]() Dal '700 all'infinito
E’ disegnato da Ferruccio Laviani per Emmemobili il pezzo simbolo (mobile Evolution) della fiera del mobile e del design in corso: dai maestri d’ascia del settecento all’infinito, dalla fioritura barocca all’essenzialità contemporanea, in legno di rovere naturale.
Una curva storica dell’arredamento made in italy che è arrivata a fatturare alla produzione venticinque miliardi d’euro, per la metà esportati, con 230.000 addetti impiegati in 33.000 imprese del settore.
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Milano - 14 aprile: apre il Salone del Mobile e del Design
Irrinunciabile vetrina d'eccellenza per il made in Italy e i designer internazionali. Mostre - Esposizioni - Affari - Eventi - Mondanità: fuorisalone.it www.cosmit.it www.superstudiogroup.com/index.php www.luxury24.it ![]()
![]() Yuna bianca e Luna nera
Cosa dicevamo… Per Yu-Na Kim non ci sono più aggettivi conformi al genere umano. L’olimpionica d’oro del pattinaggio di figura femminile è stata astrale: il nuovo record mondiale (228.56) che polverizza il suo precedente primato parla da sé. L’interpretazione articolata e fiorita sulle complesse musiche del Sheherazade di Rimskij Korsakov è stata totale. Un’altra bottiglia di champagne ben spesa...
Anche l’altra marziana, la giapponese d'argento Mao Asado, ha incantato con qualche sbavatura tecnica, portando sul ghiaccio nientemeno che Sergei Prokofiev.
Luna Nera invece per Carolina Kostner, precipitata addirittura in sedicesima piazza, dopo un lungo tragico in mondovisione.
Con il suo consueto animo candido ha trovato la forza per affrontare la stampa: “…Sono sicura che da qualche parte il mio momento arriverà” ha dichiarato con un viso scioccato e sconvolto dalla delusione.
Qualcuno dovrebbe spiegare a questa ragazza dall’infinita bellezza umana e sportiva, che le gare, la tensione, la competizione, i salti obbligatori, il pannello tecnico, i punteggi non sono il sottostante per la sua interpretazione di pura grazia divina. Vidi pattinare Carolina dal vivo per la prima volta da junior: incantato, prefigurai per quella ragazzina, che pareva un incrocio fra un fenicottero rosa ed un albatros, una medaglia d’oro olimpica. Mi sbagliai; eppure per le emozioni (e le delusioni) che mi ha e ci ha regalato in questi anni, merita una standing ovation. Lei è la mia Luna Nera.
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![]() Marziane
Quella di stanotte (ora italiana) è stata l’esibizione di pattinaggio di figura femminile al più alto livello d’ogni tempo; gloria olimpica e medaglie sono già al collo della coreana Yu-Na Kim, della giapponese Mao Asada e della padrona di casa Joannie Rochette.
Ghiaccio benedetto dal pianto di lutto della canadese: alla fine della propria esibizione ha sollevato gli occhi al cielo e mandato un bacio alla mamma, morta d’infarto durante i Giochi; poi sono state solo lacrime, sino al kiss and cry. Ha pattinato tecnicamente bene Joannie, in maniera assolutamente elegante. La mamma, il pubblico, i giudici, la storia, la sua bravura, la convenienza, la spingono verso un bronzo meritatissimo.
La giapponese ha osato ciò che nessuna aveva mai tentato: triplo axel in combinazione, riuscitogli perfettamente. E’ stato grandioso il programma di Mao Asada (73.78); il suo limite, da questo livello siderale, resta un’interpretazione piuttosto fredda e ginnica di uno sport che deve coniugare necessariamente anche un’interpretazione artistica.
Cosa che riesce perfettamente alla divina Yu-Na Kim. Non ci sono più aggettivi per lei: bellissima lei, bellissima sul ghiaccio, tecnicamente devastante. Ritocca nuovamente (78.50) il suo precedente record del mondo (il video allegato risale ad uno short del 2009 con punteggio 76.12!).
Se devo trovare un pelo nell’uovo perfetto della coreana, è per la sua danza che evidentemente non si sviluppa per possessione di un Dio. Ma siccome non siamo in chiesa e nemmeno alla celebrazione delle aloè elleniche, dico che senz’altro Yu-Na Kim è la più completa pattinatrice di sempre.
Carolina? L’italiana ha portato in porto un’esibizione con due errori e qualche piccolissima incertezza, nel complesso una buona prova.
Scendendo sul ghiaccio penultima aveva già la consapevolezza di non potere arrivare dove sono arrivati i fenomeni asiatici: i marziani non atterrano mai in Val Gardena.
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![]() Olimpiadi Vancouver: demolito il muro del suono da Virtue - Moir
Valeva un’alzataccia: la coppia canadese oro di danza sul ghiaccio alle Olimpiadi di Vancouver ha infranto il muro del suono: della bellezza. Giovanissimi, Tessa Virtue una Nicole Kidman sui pattini, di soli 20 anni e lui Scott Moir di 22, sono il presente e il punto di riferimento di questa disciplina per i prossimi dieci anni.
Pensavo che certe soglie di magnificenza nell’ice dancing fossero competenza delle coppie di scuola russa, sbagliavo. Alle cinque di mattina, dopo il loro programma libero ho aperto una bottiglia di champagne: troppa grazia, biglietto di sola andata per il paradiso.
Hanno portato la sinfonia nr. 5 di Gustav Mahler: purtroppo nel web non è ancora disponibile nessun video della gara (ci sono in ballo dei diritti); carico quindi un loro video di repertorio del 2009 (in cui avevano totalizzato 197 punti contro i 221,57 di oggi, immaginatevi...). Stupefacente anche il loro programma originale con un Flamenco da fare incendiare i palchi delle ferie andaluse. Non solo il Canada è esaltato e commosso; complimenti.
virtuemoir.blogspot.com Ottimo libro per i nostri Federica Faiella e Massimo Scali, alla fine quinti assoluti: eleganti e con una tecnica sui passi con pochi eguali al mondo. Un poco penalizzati dalla giuria ma buoni dodicesimi Anna Cappellini e Luca Lanotte, giovani, dark, innovatori: il futuro è con loro.
E stanotte, penultima ad entrare in pista, sarà quasi l’alba, Carolina Kostner nello short program, a fianco dei fenomeni asiatici, delle americane e del dramma della padrona di casa Rochette, cui è morta la madre proprio durante i Giochi cari a Zeus.
Possibilità di medaglia poche: ma Caro è l’unica atleta - artista con la tecnologia in mano per scardinare il muro della luce. Auguri. Anche al mio cuore.
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![]() Venere neolitica magica
Eccezionale reperto tutto italiano, infatti è stato recuperato dal Riparo Gaban a Trento e datato fra il 4.900 e il 4.700 a.c.
Statuetta cultuale – propiziatoria femminile con motivo arboreo che esce dalla vulva. La germinazione del corpo femminile è chiaramente un’intercessione magica per indurre la germinazione della Madre terra, nella coltivazione agricola che viveva le primissime esperienze tecniche di semina, cura della terra, della pianta e raccolta, del lungo cammino umano verso la modernità.
La tintura rossa dell’ocra rafforza l’energia magica dell’oggetto di culto.
Photo by ilPrincipe.eu ![]()
![]() Vaso rituale con svastica 5.500 a.c.
Incredibile testimonianza dalla Boemia: un vaso in terracotta del neolitico datato fra il 5.600 – 5.200 a.c.
Le svastiche contrapposte, eredità religiosa orientale sull’asse oriente – occidente, creano la sagoma della Dea a gambe divaricate a testimoniare una rinascita sessuale – simbolica.
Vaso rituale, doveva contenere un liquido per una liturgia quale sangue, latte, miele.
Pezzo unico, meraviglioso.
Photo by ilPrincipe.eu ![]()
![]() Cofano mortuario per una donna speciale
Tu chiamale se vuoi emozioni. Un’imbottitura arricchita da una decorazione di rose bianche interamente realizzate a mano: per l’ultimo saluto materiale ad una donna speciale, regina, moglie, figlia, amica che sia, in ogni modo da celebrare con grazia artistica.
E’ la maestria artigianale di una ditta trevigiana, la 3BRB Creazioni, che esporta in tutto il mondo imbottiture per cofani funebri in seta, lino, cotone e raso biodegradabile.
Recentemente, a Parigi, in una fiera del settore, una cliente non è riuscita a trattenere le lacrime di fronte all’imbottitura di rose bianche: come darle torto.
Le grandi civiltà hanno onorato con raffinatezza i propri cari. Meglio, la prima espressione artistica umana è congiunta al seppellimento dei cadaveri.
IlPrincipe.eu, magazine anche tanatologico, non può che premiare questa eccellenza artigiana italiana.
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![]() Fiera di Sant'Orso
Un mastodontico esemplare di cervo: sono lanciato in discesa in terza freno motore, la bestia con un palco di corna da fare soggezione al compagno della più maiala fra le donne, è con le zampe anteriori pronte per scavalcare il guardia rail della stradina di montagna. L’impatto è inevitabile; cazzo, vedo quella meravigliosa bestia negli occhi e prefiguro lo scontro: macchina e cervo sfasciati.
Invece, con una torsione, una veronica e un balzo estremo, il cervide riguadagna il bosco: è andata bene. Ringrazio Sant’Orso, Sant’Antonio e San Rocco; ridiscendo ad Aosta dalla valle del Gran San Bernardo.
La valle circondata dai quattromila, pesca bene nel tempo quando il 30 e il 31 gennaio puntualmente si tiene la fiera di Sant’Orso. E’ dall’anno mille che quest’esposizione d’artigianato montanaro in mostra lungo le vie della città, attrae migliaia di compratori e curiosi dalle montagne del circondario, dal Piemonte, dalla Francia, dalla Svizzera.
Bella gente, locali, spesso con la chioma e il baffo lungo, l’occhio vispo e furbo del montanaro pronto a chiudere il maneggio. Non mi dispiace per un po’ non avere tra le balle neghér, gialli, rossi e verdi: ma si possono ancora scrivere queste cose, o tutti bisogna essere d’accordo con il minestrone umano di Londra, o come diceva mio nonno di Nuova York?
Si chiacchera sulla qualità del legno e del lavoro di tornio e scalpello, fra una fetta di pane di segale e una di toma o lardo. Il freddo è pungente, il vin brulè e il gènèpy corroborano.
Adocchio quattro manufatti: una volpe giocattolo sulle rotelle di legno più bella che quella vera: già venduta, pazienza.
Per il San Rocco con cane di pietra non raggiungiamo l’accordo sul prezzo: ma non me n’ero innamorato, altrimenti l’avrei portata via.
Il bastone di legno pregiato con guarnizione in corna di capriolo e sommità in corno di camoscio me lo costruisco da me.
M’innamoro invece di un Cristo crocefisso senza croce in abete bianco: non bello, di più. Quanto fa, gli faccio al tipo giovane… M’indica l’artigiano, il vecchio padre: non lo vuole vendere, c’è affezionato, non riesce a separarsene.
Guardo le creste intorno alla città, ingemmate di ghiaccio e neve. In montagna non si muore mai di fame e sete.
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![]() THIS IS THE END
“Attacco all’arte”: così titolava il principale quotidiano locale italiano dopo che un cavallo di plastica riciclata esposto all’esterno della fiera di Bergamo, è stato segato di netto in due dopo un raid notturno. Per Animal Art, la società proprietaria di tali opere dell’ingegnosità umana, è un atto vandalico che ci rattrista, confidano inoltre sulle telecamere presenti in zona per identificare i responsabili dell’atto vandalico. Deplorevole è invece l’azione per l’assessore alla cultura di Bergamo, Claudia Sartirani.
Non sono un fanatico della cracking art, e nemmeno sono contrario ad essa dato che negare una cosa significa riconoscerla.
Semplicemente la considero oggettistica cinese, paccottiglia da disporre sugli scaffali a fianco delle Biancaneve di plastica fatte in serie nello Zhejiang con colori tossici.
Il manufatto prodotto in serie da uno stampo e verniciato industrialmente è soltanto merce: non me ne frega un cazzo del ready - made né di Duchamp.
Non me ne frega un cazzo nemmeno delle ardite avanguardie che con un flessibile di notte squartano il cavallo, di fatto dotandolo di bellezza e trasfigurandolo in arte: essi si comportano come caprofagi.
A questi zeri, non dotati, coscritti all’auto-affermazione nonostante, ai venditori di Biancaneve un solo pensiero: The End (sopra, integrale live, The Doors)
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![]() TRIBUTO ALLA MAGNIFICENZA [VIDEO] OVVERO IL CANTO DEL CIGNO
Cigno, airone, albatros, piuma: definire Carolina Kostner è un sinedrio della grazia. Dopo la disfatta di ieri ai campionati italiani di Brescia (solo seconda, di fatto esclusa dalle prossime Olimpiadi in Canada), nutro l’esigenza d’offrire un tributo all’artista che a mio modo di vedere ha interpretato senza eguali l’eleganza nella storia del pattinaggio internazionale.
Nei mondiali dell’anno scorso a Los Angeles si consumò l’ennesimo psicodramma di Carolina: quinta dopo il programma corto, franò in dodicesima posizione dopo un lungo rovinoso, nel quale non le riuscì nemmeno una combinazione di salti. Il ranking determinato da quella prova sancì la presenza di una sola pattinatrice italiana alle olimpiadi del 2010: sarà probabilmente Valentina Marchei la nostra rappresentante.
La disfatta di Los Angeles indusse Carolina ad una svolta radicale: l’addio al vecchio allenatore e al centro d’allenamento sulle Alpi bavaresi per approdare alla corte di un guru californiano. Rischio enorme: per una ragazza con le Alpi nel sangue, allenarsi al caldo, a pochi metri dal mare, in un altro continente. La conseguenza l’ho vista nella gelida giornata di ieri a Brescia: consueta insicurezza ed errori sui salti, lentezza nella prova, e per lentezza, sia intesi, rispetto alla proverbiale ed innata velocità sul ghiaccio della musa altoatesina. Il suo mitologico volo d’angelo, pareva l’incerto battesimo dell’aria di una quaglia.
Scoprii una Carolina giovanissima, solo 11enne, in una gara junior, ne rimasi turbato e commosso all’istante: il mio cuore di ghiaccio si scioglie soltanto per la bellezza suprema. Carolina, in questi anni, ha regalato alle platee di tutto il mondo, magnificenza pura, di livello siderale dunque rara, forse unica.
Nel dopo gara, dopo la disfatta, ancora regalava serenità, sorrisi, baci alle colleghe, autografi ai bambini. Accoccolato sulla balaustra, la seguivo nel protocollo delle premiazioni, con l’incredulità e l’innocenza di un bimbo che rielabora una fiaba.
Nel video lo short program dei mondiali di Tokyo 2007: per chi non mastica pattinaggio di figura su ghiaccio è bene sapersi che il programma corto è una sorta di presentazione tecnica, meno elaborata coreograficamente rispetto al programma lungo.
Ma per Carolina lo short era semplicemente una fiaba più corta. Un sogno on the ice che il pubblico giapponese presente ricorderà per sempre.
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![]() IL TRANS ANDROGINO DI LEONARDO DA VINCI
E’ un’occasione encomiabile quella che offrirà gratuitamente il Comune di Milano con la collaborazione di sponsor di primissimo ordine, a palazzo Marino nella sala Alessi dal 27 novembre al 27 dicembre (ore 11 – 19.30 / gio-sab ore 11 – 22.30): in mostra uno dei grandi misteri a olio su tavola, del genio del rinascimento: il Giovanni Battista (?), di Leonardo Da Vinci.
Una tavola piuttosto piccola, cm. 69 x 57, realizzata nei primi anni del millecinquecento, normalmente esposta al Louvre de Paris.
In tempi dove la transessualità evoca pruriti della carne eterodossi, forse è il caso di fare il punto sull’accezione di androgino, nella sua integrità classica: miti ancestrali, a partire dallo sciamanesimo siberiano, consegnano all’individuo ne uomo ne donna o meglio uomo e donna insieme-simbiotici, ad una valenza magica, prodigiosa. Nel simposio di Platone, l’androgino è la tensione all’antica natura, al cercare di fare di due uno, di risanare l’antica natura verso quell’essere superiore che non aveva ancora subito l’onta, la punizione divina, la frattura dei due sessi.
Difatti, ancora Platone: E tutti quegli uomini che sono nati dalla divisione di quel sesso comune, che allora si chiamava appunto androgino (…)
Ciascuno di noi, pertanto, è come una contromarca di uomo, diviso com’è da uno in due, come le sogliole (…)
Certamente il grande Leonardo era a conoscenza di questo e altro, anzi, probabilmente la sua supposta omosessualità lo portava a sperimentare personalmente sensazioni sessuali parallele e iniziatiche. Giovanni Battista in questo senso, è un test criptico dove il demone leonardesco si è spesso esaltato: contemporaneo di Gesù Cristo, messia come Gesù Cristo, battezza sul Giordano chi riconosce come l’agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo, ma non lo segue nell’apostolato, lasciando in sospeso uno dei più grandi enigmi della storia del cristianesimo.
Giovanni Battista feto, che sussulta nel ventre della madre Elisabetta, quando Maria (incinta di Gesù) le reca visita.
Giovanni Battista definito da Gesù, come il più grande tra i nati da donna; decapitato per il capriccio di una donna (Salomè).
Gesù Cristo del 25 dicembre solstiziale contro il Giovanni Battista del 24 giugno solstiziale: Gesù che accende la luce, Battista che la spegne (infatti sulle nostre Alpi per la notte di San Giovanni ardono i falò votivi a segnare l’ineluttabilità dell’apice solare).
Chi o cosa voleva rappresentare Leonardo Da Vinci con questo viso in mostra a Milano, dal riso ironico, ambiguo, beffardo?
La soluzione definitiva resta un enigma, rafforzato da un altro dipinto equivoco presente al Louvre, sempre di Leonardo, sempre del medesimo soggetto: in questo caso abbiamo il Giovanni Battista eremita nel deserto, ma con corona vegetale bacchica, pelle e bastone, cioè la tipica agiografia dionisiaca.
Sappiamo Dioniso essere una divinità androgina, chiaramente Leonardo era informato anche di questo.
Dal cenacolo vinciano alla Monna Lisa, all’amatissimo discepolo di Gesù dell’ultima cena eucaristica, la forma androgina compare con regolarità nella produzione artistica leonardesca.
Qualcuno si è spinto a ipotizzare l’appartenenza del genio alla setta dei Giovanniti, che riconoscevano in Giovanni Battista l’autentico profeta, a discapito del Cristo.
Questa teoria, seppur plausibile, da sola non è sufficiente a spiegare l’arcano e l’ossessione dell’androgino.
Suppongo che Leonardo fosse a conoscenza o avesse elaborato una teoria gnostica rilevante, che la sua vivissima e insuperata creatività e intelligenza gli abbiano ispirato un’intuizione, divenuta sensazione e infine certezza reiterata nei capolavori.
Credo che la soluzione sia racchiusa nei vangeli canonici. Nel frattempo v’invito e sprono, a non perdervi, dal vivo, il mistero di Giovanni Battista, l’enigma dell’androgino. ![]()
![]() TOP10 MUSEI ITALIANI: MANCA QUALCOSA
I primi 10 musei italiani per numero di visitatori nel 2008:
1. Musei Vaticani………… 4.441.734
2. Scavi di Pompei………. 2.253.633
3. Galleria degli Uffizi…... 1.553.951
4. Palzzo Ducale Venezia... 1.358.186
5. Galleria dell’Accademia. 1.234.321
6. Acquario di Genova…… 1.212.000
7. Opera di Santa Croce….. 837.575
8. Museo del risorgimento.. 810.000
9. Bioparco Roma………... 780.057
10. Castel Sant’Angelo…... 734.585
Da questa top ten ufficiale si evince di come turisticamente campiamo prettamente di rendita, grazie al nostro patrimonio ineguagliabile archeologico ed artistico. Nessun museo d’arte moderna e contemporanea si piazza in graduatoria, eppure da noi non mancano le eccellenze come il Mart di Rovereto (www.mart.trento.it ) o la Biennale di Venezia. Forse manca la “punta di diamante”, il capolavoro architettonico con una collezione nazionale da esibire nella promotion turistica, per lanciare innanzi il nostro immaginario e la nostra immagine un po’ stantia e passatista. ![]()
![]() LE TARDO-LIMONATE FRA BENITO MUSSOLINI E F.T. MARINETTI
Milano fino al 7 giugno presso la Fondazione Stelline in C.so Magenta 61, dal martedì alla domenica (10 – 20): F.T.Martinetti = Futurismo.
Da IL FUTURISMO (11.01.1931 n.22 rivista sintetica illustrata)
Sono dolente di non poter intervenire al banchetto offerto a F.T.Martinetti. Ma desidero che vi giunga la mia fervida adesione che non è espressione formale ma vivo segno di grandissima simpatia per l’infaticabile e grande assertore di genialità, per il poeta innovatore che mi ha dato la sensazione dell’oceano e della macchina, per il mio caro e vecchio amico delle prime battaglie fasciste, per il soldato intrepido che ha offerto alla patria una passione indomita consacrata dal sangue. Benito Mussolini
caaaSSpiiiiiiittaaaaa
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![]() TUTTI A MILANO A CAZZEGGIARE FRA DESIGN E APERITIVI GRATUITI
Inaugura oggi a Milano e proseguirà sino a domenica il salone del mobile e del design e sopratutto il fuorisalone dove 702 giovani designer interpretano le tendenze prossime venture. La manifestazione di settore più importante al mondo con 2723 aziende presenti è la settimana più cool e folle di Milano con migliaia di eventi collaterali fra cui un vortice di cocktail-party e Dj-set (diversi a costo 0).
Una manna per venditori, buyers, stampa, modaioli e semplici curiosi. Il cuore pulsante del fuori-salone sarà sempre la zona di via Tortona, ma anche l'area Bovisa e Romana proporranno cencept style all'avanguardia. Tre links ai lettori de ilPrincipe.eu per cominciare la caccia agli eventi... www.fuorisalone.it www.triennalebovisa.it www.publicdesignfestival.org ![]()
![]() LA SIRENA BIFIDA DELLA CATTEDRALE DI PESARO
Nel 2003 è stato dato alle stampe il testo “I Mosaici nel Duomo di Pesaro” a cura del locale Ufficio Diocesano per i Beni Culturali che descrive le eccezionali scoperte archeologiche effettuate oltre un decennio prima dalla Sovrintendenza delle Marche all’interno della Cattedrale.
Nel corso di pochi anni l’intero pavimento della Cattedrale è stato esplorato ed è stato messo in luce un intero ciclo musivo secondo per importanza solo a quello antecedente della Basilica di Aquileia.
I mosaici di Pesaro costituiscono un “unicum” realizzato in periodi successivi e datano dal Pontificato di Pelagio I (556-561 d.C.) fino al XIV secolo.
Sono stati ricoperti da un nuovo pavimento dopo la Contro-Riforma e di loro si era persa ogni memoria.
Era noto che mosaici pavimentali analoghi erano presenti nelle basiliche ravennati, in particolare a San Vitale ed a Sant’Apollinare in Classe, ma di loro non resta la benché minima traccia, al contrario dei molto ben conservati mosaici parietali.
Le domande che si ponevano gli studiosi sul perché di questa differenza di conservazione non avevano risposta.
Eppure i mosaici pavimentali, con un’opportuna manutenzione, si conservano anche meglio di quelli parietali. Basti pensare al magnifico mosaico geometrico dei Maestri Cosmatesi del pavimento di San Giovanni in Laterano a Roma. Quando in epoca barocca il Borromini ricevette l’incarico di riadattarla alla Liturgia del Concilio di Trento, ricevette anche istruzione di non toccare il pavimento medioevale perché era troppo bello.
Il ritrovamento dei mosaici del Duomo di Pesaro dà una risposta a questa domanda.
I pavimenti a mosaico sono stati distrutti in massa con l’avvento della Contro-Riforma perché contenevano immagini assolutamente incompatibili con la nuova Morale Cattolica che si andava formando ed imponendo durante la spaventosa epidemia di sifilide proveniente dal Caribe.
Distruggere e rifare secondo crismi canonici le singole immagini non era sufficiente perché la tecnica musiva si era nel frattempo troppo impoverita ed i templi della Chiesa Trionfante non potevano avere le “pezze” nè sul pavimento né altrove. Meglio rifare tutto in marmo.
E’ il caso di dire che solo Dio sa quanti mosaici pavimentali e parietali “incompatibili” sono stati distrutti nella Cristianità contro-riformata.
A Pesaro per fortuna, complice il rialzo alluvionale del terreno in un millennio, si optò non per la distruzione ma per l’interramento e la sopraelevazione.
Il risultato è che il ciclo è giunto fino a noi praticamente intatto.
Le sorprese di questo ciclo sono molte e le loro implicazioni non sono ancora ben studiate.
Basti dire che la pubblicazione delle immagini e di un testo divulgativo era pronta già nel 1994, quando il Comune aveva organizzato la mostra di presentazione.
L’edizione del testo invece avviene solo dieci anni dopo, dopo che i mosaici sono stati ancora una volta chiusi sotto un nuovo pavimento dove poche lastre in vetro permettono una ridotta e parziale visione.
Non è solo ipotetico il pensare che la pubblicazione sia stata ritardata perché quanto si doveva pubblicare era troppo “sconvolgente” …
Primo problema :
AUXILIANTE DEO ET INTERCEDENTE BEATA MARIA IOHANNIS VIR GLORIOSUS MAGISTRO MILITUM ET EXCONSUL PROVINCIAE MYSIAE NATUS HANC BASILICAM CUM OMNI DEVOTIONE ET DESIDERIO A FUNDAMENTUS CONSTRUXIT.
Così recita la dedicazione che oggi possiamo leggere in latino già in procinto di diventare volgare: “Con l’aiuto di Dio e con l’intercessione della Beata Maria, Giovanni uomo glorioso, ufficiale e già Console nato nella provincia di Misia questa basilica edificò dalle fondamenta con ogni devozione e desiderio”.
L’identificazione di Giovanni è con un generale di Giustiniano che combattè sotto Belisario e Narsete contro i Goti.
Al termine di questa guerra Giustiniano fece iniziare la ricostruzione ed il Duomo di Pesaro risale a questa epoca.
Primo evento sconvolgente: i cosiddetti “Bizantini” parlavano latino, si fregiavano di titoli romani e costruivano basiliche quando la storiografia ufficiale parla di “atri muscosi e fori cadenti”.
Nessun problema.
Bisogna solo aggiustare qualche data …
Secondo problema :
Cosa ci fa quella gigantesca sirena bifida (a due code) che ostenta il sesso femminile al centro della navata sinistra ?
E ha pure la scollatura ombelicale, un sorriso accattivante e gli occhi orgasmanti.
Qui non c’è data da aggiustare che tenga.
La spiegazione ufficiale è che “è collegata simbolicamente alla lussuria”.
Sarà ...
Però ha tutta l’aria di una signora dea della fertilità in piena regola: carne, ossa e sesso.
Anche perché nella navata destra, in un ciclo successivo, probabilmente del XII secolo, si legge una roba tipo:
PULCRA PUELLA VENIT ET MULCET CORNU UNICORNU.
Traducetevela da soli.
La sirena bifida è il simbolo della femminilità che procrea, ma anche (omega) della morte dell’uomo.
Nell’antichità greco romana è chiamata Scilla (ed infatti quel Comune calabro la riporta nello stemma), ma con il medesimo significato è condivisa da altre culture.
Si poteva vedere sopra il portale di antiche chiese irlandesi, dove era denominata Shelah-Na-Gig (evidente l’origine del nome da una medesima radice) e non aveva code, ma gambe ben aperte e sesso accogliente.
In area Longobarda è a volte reperibile sulle porte di chiese dedicate a San Michele (Lucca, Pavia), altre volte (Potta di Modena) è ermafrodita.
Attualmente si può trovare solo all’esterno delle chiese cattoliche con funzione apotropaica “collegata simbolicamente alla lussuria”.
A volte capita (Lurate Caccivio) di trovarla murata all’esterno, chiaramente di recupero da una chiesa preesistente all’attuale, insieme ad altre figurine romaniche più o meno demoniache.
Solo pochi capitelli di alcune chiese romaniche la portano ancora all’interno di templi del culto cattolico. E’ evidente in questi casi che erano state ricoperte da stucchi barocchi e che, alla frantumazione di questi, le dimensioni irrilevanti unite al “Medievalismo” della cultura romantica e alla pigrizia dell’Arciprete ha portato a tolleranza nei loro confronti.
E’ chiaro che un tempo, prima dell’epidemia di sifilide e della morale cattolica, l’immagine della sirena bifida era una rappresentazione frequente nei luoghi di culto di comunità troppo spesso a rischio di estinzione per guerre, carestie ed epidemie.
E nessuno ci trovava niente di strano, così come nessuno trova strano al giorno d’oggi che una coppia di sposi collochi l’effige della Madonna del Parto sopra il letto o quella di Sant’Anna nel punto più alto della cucina.
Poi venne la Liturgia del Concilio di Trento e le povere Scilla, o Shelah-Na-Gig che dir si voglia, fecero una brutta fine insieme a tutte le altre preesistenze pagane o dei Cristiani d’Oriente.
Non ne lasciarono integra una.
Passa ancora qualche secolo e qualcuno (anzi nel caso particolare è stata una qualcuna) va a fare archeologia in una cattedrale e se ne ritrova una gigante ed ammiccante.
In una parola: sexy.
Proprio di fianco ad una dedica a “intercedente beata Maria” e ad un’altra che invita una “pulcra puella a strizz …” non me lo fate dire.
Chissà che faccia ha fatto il Vescovo quando lo hanno chiamato a vedere …
In conclusione una piccola nota.
A parte le sculture minori almeno un’altra grande Scilla è rimasta, scampata agli ispettori della Contro-Riforma, all’interno di una chiesa cattolica.
In Valdarno, vicino a Loro Ciuffenna (nome misto latino-etrusco, già questo indica un posto fuori mano), esiste la Pieve di Gròpina (altro nome la cui etimologia è un bel punto interrogativo) che, come tutte le Pievi arcaiche, ha l’abside poco illuminata e la navata appena un poco di più.
Al suo interno un pulpito in pietra riporta scolpiti i simboli dei quattro evangelisti verso la navata ed una gigantesca Scilla verso l’abside.
Ci vuole poco ad immaginare i visitatori apostolici del XVI-XVII secolo arrivare nel tardo autunno in una sera di vento e pioggia alla luce delle torce e delle candele. Ci vuole poco ad immaginare i contadini della frazione che li invitano a cena (tuttora nel casale di fronte si vende dell’ottimo chianti) … E ci vuole poco ad immaginare i visitatori apostolici dare un’occhiata tanto per mettersi a posto la coscienza (Benissimo. Ci sono i simboli degli Evangelisti. E’ in linea con i dettami di Trento), stendere velocemente un verbale favorevole e andarsene a mangiare vicino al fuoco (lasciamo perdere se c’erano anche pulcre puelle maccheronicamente mulcenti …).
Gli indigeni avevano salvato la loro Sirena.
Ed è ancora lì. ![]()
![]() ACROSS THE UNIVERSE
Leibach , il nome tedesco della capitale slovena Ljubljana, fu il nome scelto da Dejan Knez , Srecko Bajda, Andrej Lupinc , Tomaz Hostnik nel 1980 per formare una band che nel corso di loro carriera si scontrerà con tantissime critiche sia dalla parte di politiche di sinistra come quelle di destra per via dell'uso delle forme estetiche del fascismo storico o del socialismo reale, in stile totalitare.Musicalmente influenzati dal Wagner,di pensiero dal filosofo sloveno Slavoj Zizek (puntualmente criticato per le sue posizioni radicali) come per la loro principale causa del invocare una forma di sadismo,l'estetica del potere,del dominio, dell'atteggiamento scenico che invocava con la messinscena annullamento di singolo nel collettivo. Furono questi anche i principali obbiettivi di NSK -Neue Slovenische Kunst art collective nato nel 1984 in Slovenia di qualle Leibach faceva parte. Il loro modo di presenterasi in stage e' completamente dedicato alla simbolica del sovversione, disordine, dominio e sovraidentificazione, quindi accusati spesso di neonazionalismo. Noncuranti dalle accuse, Leibach e' un gruppo che tramite la propria musica e simboli scelti per l'estetica,vuole rappresentare il fenomeno e l'onda del nazionalismo non solo nei paesi del ex Jugoslavia ma anche stesso fenomeno conosciuto nell'Occidente, creando non poche irritazioni nei tour in varie capitali europe sottolineando il loro Volk e scoprendo le verita' alla fine mal nascoste. Nel 1990 ho visto per la prima volta il loro concerto che sicuramente fu uno dei piu' belli e suggestivi concerti che abbia visto allora e in futuro. Li ho rivisti dopo 18 anni a Banjaluka (2008) dove hanno aperto il concerto con l'inno (mixato) non ancora riconosciuto,per via dei problemi internazioneli, della Republika Srpska. Giusto per rimanere in tema. ps. Nel corso degli anni la band ha collaborato con vari artisti, ospiti che partecipavano ai loro concerti cambiando anche i componenti del gruppo. ![]()
![]() LE DONNE NON HANNO TALENTO
Le donne non hanno alcun talento. Il talento è una cosa esclusivamente maschile. Il talento, la potenza creatrice si trova nei testicoli. Senza di essi non si può creare. La creazione per le donne è la procreazione: fanno dei bambini, ma non riuscirebbero mai a dipingere il soffitto della Cappella Sistina! Salvador Dalì ![]()
![]() LA FORESTA AMAZZONICA DI MADONNA LOUISE VERONICA CICCONE
Per scattare questa foto Madonna che nel 1979 era ancora Veronica Ciccone ed una ballerina sconosciuta fu pagata 25 $, mentre quest'anno è stata battuta all'asta da Christie's per 37.500 $: non male, un affare con un rendimento annuo del 5.000%! L'informazione-web si è divisa sulla pubblicazione di questo nudo integrale esplicito: grandi siti come Corriere.it l'hanno pubblicata con la zona genitale "pixata", altri invece (come ilPrincipe.eu) ritengono lo scatto pienamente legittimato come opera di nudo integrale artistico e dunque tutelato dalla sentenza n.8959 del 1997 della Cassazione. Quasi un nudo artistico d'epoca oramai, una testimonianza antropologica (oggi le donne si depilano tutte) che documenta la generosità genitale e pilifera delle femmine mediterranee in generale e meridionali italiane in particolare. Poco male se il deus ex machina della fotografia commerciale italiana Oliviero Toscani ha stroncato la fotografia - Non è arte è solo gossip - Noi la preferiamo al We are the world we are the children dei maglioncini colorati della United Colors of Benetton. E poi, anche solo per cambiare tendenza, sosteniamo la riforestazione. ![]()
![]() APRILE 1909-APRILE 2009: UCCIDIAMO IL CHIARO DI LUNA!
"Ecco la furibonda copula della battaglia, vulva gigantesca irritata dalla foia del coraggio, vulva informe che si squarcia per offrirsi meglio al terrifico spasimo della vittoria imminente!"
Olà! grandi poeti incendiari, fratelli miei futuristi!...Olà! Paolo Buzzi, Palazzeschi, Cavacchioli, Govoni, Altomare, Folgore, Boccioni, Carrà, Russolo, Balla, Severini, Pratella, D'Alba, Mazza! Usciamo da Paralisi, devastiamo Podagra e stendiamo il gran Binario militare sui fianchi del Gorisankar, vetta del mondo! Uscivamo tutti dalla città, con un passo agile preciso, che sembrava volesse danzare cercando ovunque ostacoli da superare. Intorno a noi, e nei nostri cuori, immensa ebrietà del vecchio sole europeo, che barcollava tra nuvole color di vino...Quel sole ci sbatté sulla faccia la sua gran torcia di porpora incandescente, poi crepò, vomitandosi tutto all'infinito. Turbini di polvere aggressiva; accecante fusione di zolfo, di potassa e di silicati per le vetrate dell'Ideale!...Fusione d'un nuovo globo solare che presto vedremo risplendere. - Vigliacchi! - gridai, voltandomi verso gli abitanti di Paralisi, ammucchiati sotto di noi, massa enorme di obici irritati, già pronti per i nostri futuri cannoni. "Vigliacchi! Vigliacchi!...Perché queste vostre strida di gatti scorticati vivi?...Temete forse che appicchiamo il fuoco alle vostre catapecchie?...Non ancora!...Dovremo pur scaldarci nell'inverno prossimo!...Per ora, ci accontentiamo di far saltare in aria tutte le tradizioni, come ponti fradici!...La guerra?...Ebbene, sì: essa è la nostra unica speranza, la nostra ragione di vivere, la nostra sola volontà!...Sì, la guerra! Contro di voi, che morite troppo lentamente, e contro tutti i morti che ingombrano le nostre strade!... "Sì, i nostri nervi esigono la guerra e disprezzano la donna, poiché noi temiamo che braccia supplici s'intreccino alle nostre ginocchia, la mattina della partenza!...Che mai pretendono le donne, i sedentarî, gl'invalidi, gli ammalati, e tutti i consiglieri prudenti? Alla loro vita vacillante, rotta da lugubri agonie, da sonni tremebondi e da incubi grevi, noi preferiamo la morte violenta e la glorifichiamo come la sola che sia degna dell'uomo, animale da preda. "Vogliamo che i nostri figliuoli seguano allegramente il loro capriccio, avversino brutalmente i vecchi e sbeffeggino tutto ciò che è consacrato dal tempo! "Questo v'indigna? Mi fischiate?...Alzate la voce!...Non ho udita l'ingiuria! Più forte! Che cosa? Ambiziosi?...Certamente! Siamo degli ambiziosi, noi, perché non vogliamo strofinarci ai vostri fetidi velli, o gregge puzzolente, color di fango, canalizzato nelle strade antiche della Terra... Ma "ambiziosi" non è la parola esatta! Noi siamo piuttosto dei giovani artiglieri in baldoria!...E voi dovete, anche a vostro dispetto, abituarvi al frastuono dei nostri cannoni! Che cosa dite?...Siamo pazzi?...Evviva! Ecco finalmente la parola che aspettavo!...Ah! Ah! Bellissima trovata!...Prendete con cautela questa parola d'oro massiccio, e tornatevene presto in processione, per celarla nella più gelosa delle vostre cantine! Con quella parola fra le dita e sulle labbra, potrete vivere ancora venti secoli... Per conto mio, vi annuncio che il mondo è fradicio di saggezza!... "E' perciò che noi oggi insegnamo l'eroismo metodico e quotidiano, il gusto della disperazione, per la quale il cuore dà tutto il suo rendimento, l'abitudine all'entusiasmo, l'abbandono alla vertigine... "Noi insegnamo il tuffo nella morte tenebrosa sotto gli occhi bianchi e fissi dell'Ideale...E noi stessi daremo l'esempio, abbandonandoci alla furibonda Sarta delle battaglie, che, dopo averci cucita addosso una bella divisa scarlatta, sgargiante al sole, ungerà di fiamma i nostri capelli spazzolati dai proiettili... Così appunto la calura di una sera estiva spalma i campi d'uno scivolante fulgòre di lucciole. "Bisogna che gli uomini elettrizzino ogni giorno i loro nervi ad un orgoglio temerario!...Bisogna che gli uomini giuochino d'un tratto la loro vita, senza spiare i biscazzieri bari e senza controllare l'equilibrio delle roulettes, stando chini sui vasti tappeti verdi della guerra, covati dalla fortunosa lampada del sole. Bisogna, - capite? - bisogna che l'anima lanci il corpo in fiamme, come un brulotto, contro il nemico, l'eterno nemico che si dovrebbe inventare se non esistesse!... "Guardate laggiù, quelle spiche di grano, allineate in battaglia, a milioni...Quelle spiche, agili soldati dalle baionette aguzze, glorificano la forza del pane, che si trasforma in sangue, per sprizzar dritto, fino allo Zenit. Il sangue sappiatelo, non ha valore né splendore, se non liberato, col ferro o col fuoco, dalla prigione delle arterie! E noi insegneremo a tutti i soldati armati della terra come il sangue debba essere versato... Ma, prima, converrà ripulire la grande Caserma dove voi pullulate, insetti che siete! Ci vorrà poco... Frattanto, cimici, potete ancora tornare, per questa sera, agl'immondi giacigli tradizionali, su cui noi non vogliamo più dormire!" Mentre volgevo loro le spalle, io sentii, dal dolore della mia schiena, che troppo a lungo avevo trascinato, nella rete immensa e nera della mia parola, quel popolo moribondo, coi suoi ridicoli guizzi di pesce ammucchiato sotto l'ultima ondata di luce che la sera spingeva alle scogliere della mia fronte. 2. La città di Paralisi, col suo gridìo di pollaio, coi suoi orgogli impotenti di colonne troncate, con le sue cupole tronfie che partoriscono statuette meschine, col capriccio dei suoi fumi di sigaretta sopra bastioni puerili offerti ai buffetti... scomparve alle nostre spalle, danzando al ritmo dei nostri passi veloci. Davanti a me, ancora distante alcuni chilometri, si delineò ad un tratto il Manicomio, alto sulla groppa di una collina elegante, che sembrava trotterellare come un puledro. - Fratelli, - diss'io - riposiamoci per l'ultima volta, prima di muovere alla costruzione del gran Binario futurista! Ci coricammo, tutti fasciati dall'immensa follia della Via Lattea, all'ombra del Palazzo dei vivi, e subito tacque il fracasso dei grandi martelli quadrati dello spazio e del tempo... Ma Paolo Buzzi, non poteva dormire, poiché il suo corpo spossato sussultava ad ogni istante alle punture delle stelle velenose che ci assalivano da ogni parte. - Fratello! - mormorò - scaccia lontano da me codeste api che ronzano sulla rosa porporina della mia volontà! Poi si riaddormentò nell'ombra visionaria del Palazzo ricolmo di fantasia, da cui saliva la melopea cullante ed ampia della eterna gioia. Enrico Cavacchioli sonnecchiava e sognava ad alta voce: - Io sento ringiovanire il mio corpo ventenne!...Io ritorno, d'un passo sempre più infantile, verso la mia culla... Presto, rientrerò nel ventre di mia madre!...Tutto, dunque, mi è lecito!...Voglio preziosi gingilli da rompere... Città da schiacciare, formicai umani da sconvolgere!...Voglio addomesticare i Venti e tenerli a guinzaglio... Voglio una muta di venti, fluidi levrieri, per dar la caccia ai cirri flosci e barbuti. La respirazione dei miei fratelli dormenti fingeva il sonno di un mare possente, su una spiaggia. Ma l'entusiasmo inesauribile dell'aurora traboccava già dalle montagne, tanto copiosamente la notte aveva dovunque versato profumi e linfe eroiche. Paolo Buzzi, bruscamente sollevato da quella marea di delirio, si contorse, come nell'angoscia di un incubo. - Li udite i singhiozzi della Terra?...La Terra agonizza nell'orrore della luce!...Troppi soli si chinarono al suo livido capezzale! Bisogna lasciarla dormire!...Ancora! Sempre!...Datemi delle nuvole, dei mucchi di nuvole, per coprire i suoi occhi e la sua bocca che piange! A queste parole il Sole ci porse dall'estremità dell'orizzonte, il suo tremulo e rosso volante di fuoco. - Alzati, Paolo! - gridai allora. - Afferra quella ruota!...Io ti proclamo guidatore del mondo!...Ma, ahimè, noi non potremo bastare al gran lavoro del Binario futurista! Il nostro cuore è ancora pieno di un ciarpame immondo: code di pavoni, pomposi galli di banderuole, leziosi fazzoletti profumati!...E non abbiamo ancora scacciate dal nostro cervello le lugubri formiche della saggezza... Ci vogliono dei pazzi!... Andiamo a liberarli! Ci avvicinammo alle mura imbevute di gioia solare, costeggiando una sinistra vallata, ove trenta gru metalliche sollevano stridendo, dei vagoncini pieni d'una biancheria fumigante, inutile bucato di quei Puri, lavati già da ogni sozzura di logica. Due alienisti comparvero, categorici, sulla soglia del Palazzo. Io non avevo fra le mani che uno smagliante fanale d'automobile; e fu col suo manico di lucido ottone che inculcai loro la morte. Dalle porte spalancate, pazzi e pazze scamiciati, seminudi, eruppero a migliaia, torrenzialmente, così da ringiovanire e ricolorare il volto rugoso della Terra. Alcuni vollero subito brandire, come bastoni d'avorio, i campanili lucenti; altri si misero a giuocare al cerchio con delle cupole... Le donne pettinavano le loro lontane capigliature di nuvole con le acute punte di una costellazione. - O pazzi, o fratelli nostri amatissimi, seguitemi!...Noi costruiremo il Binario sulle cime di tutte le montagne, fino al mare! Quanti siete?...Tremila?...Non basta! D'altronde la noia e la monotonia troncheranno in breve il vostro bello slancio... Corriamo a domandar consiglio alle belve dei serragli accampati alle porte della Capitale. Sono gli esseri più vivi, i più sradicati, i meno vegetali! Avanti!...A Podagra! A Podagra!... E partimmo, scarica formidabile di una chiusa immane. L'esercito della follia si avventò di pianura in pianura, calò per le valli, ascese rapido alle cime, con lo slancio fatale e facile d'un liquido entro enormi vasi comunicanti, e infine mitragliò di grida, di fronti e di pugni le mura di Podagra che risuonò come una campana. Dopo avere ubbriacati, uccisi o calpestati i guardiani, la gesticolante marea inondò l'immenso corridoio melmoso del serraglio, le cui gabbie, piene di velli danzanti ondeggiavano nel vapore delle urine selvatiche e oscillavano più leggiere che gabbie di canarini fra le braccia dei pazzi. Il regno dei leoni ringiovanì la Capitale. La ribellione delle criniere e il voluminoso sforzo delle groppe inarcate a leva scolpivano le facciate. La loro forza di torrente, scavando il selciato, trasformò le vie in altrettanti tunnel dalle vôlte scoppiate. Tutta la tisica vegetazione degli abitanti di Podagra fu infornata nelle case, le quali, piene di rami urlanti, tremavano sotto la impetuosa grandinata di sgomento che crivellava i tetti. Con bruschi slanci e con lazzi da clowns, i pazzi inforcavano i bei leoni indifferenti, che non li sentivano, e quei bizzarri cavalieri esultavano ai tranquilli colpi di coda che ad ogni istante li gettavano a terra... Ad un tratto, le belve si arrestarono, i pazzi tacquero, davanti alle mura, che non si muovevano più... - I vecchi son morti... I giovani sono fuggiti!... Meglio così!...Presto! Siano divelti i parafulmini e le statue!...Saccheggiamo gli scrigni colmi d'oro... Verghe e monete!...Tutti i metalli preziosi saranno fusi, pel gran Binario militare!... Ci precipitammo fuori, coi pazzi gesticolanti e le pazze scarmigliate, coi leoni, le tigri e le pantere cavalcate a nudo da cavalieri che l'ebbrezza irrigidiva contorceva ed esilarava freneticamente. Podagra non fu più che un immenso tino, pieno di un rosso vino dai gorghi spumosi, che colava veemente dalle porte, i cui ponti levatoi erano imbuti trepidanti e sonori... Attraversammo le rovine dell'Europa ed entrammo nell'Asia, sparpagliando lontano le orde terrorizzate di Podagra e di Paralisi, come i seminatori gettano la semente con un gran gesto circolare. 3. A notte piena, eravamo quasi in cielo, su l'altipiano persiano, sublime altare del mondo, i cui gradini smisurati portano popolose città. Allineati all'infinito lungo il Binario ansavamo su crogiuoli di barite, di alluminio e di manganese, che a quando a quando spaventavano le nuvole con la loro esplosione abbagliante; e ci sorvegliava, in cerchio, la maestosa ronda dei leoni che, erette le code, sparse al vento le criniere, foravano il cielo nero e profondo coi loro ruggiti tondi e bianchi. Ma, a poco a poco, il lucente e caldo sorriso della luna traboccò dalle nuvole squarciate. E, quando ella apparve infine, tutta grondante dell'inebriante latte delle acacie, i pazzi sentirono il loro cuore staccarsi dal petto e salire verso la superficie della liquida notte. Ad un tratto, un grido altissimo lacerò l'aria; un rumore si propagò, tutti accorsero... Era un pazzo giovanissimo, dagli occhi di vergine, rimasto fulminato sul Binario. Il suo cadavere fu subito sollevato. Egli teneva fra le mani un fiore bianco e desioso, il cui pistillo s'agitava come una lingua di donna. Alcuni vollero toccarlo, e fu male, poiché rapidamente, con la facilità di un'aurora che si propaga sul mare, una verdura singhiozzante sorse per prodigio dalla terra increspata di onde inattese. Dal fluttuare azzurro delle praterie, emergevano vaporose chiome d'innumerevoli nuotatrici, che schiudevano sospirando i petali delle loro bocche e dei loro occhi umidi. Allora, nell' inebbriante diluvio dei profumi, vedemmo crescere distesamente intorno a noi una favolosa foresta, i cui fogliami arcuati sembravano spossati da una brezza troppo lenta. Vi ondeggiava una tenerezza amara... Gli usignuoli bevevano l'ombra odorosa con lunghi gorgoglii di piacere, e a quando a quando scoppiavano a ridere nei cantucci giocando a rimpiattino come fanciulli vispi e maliziosi. Un sonno soavissimo vinceva lentamente l'esercito dei pazzi, che si misero a urlare dal terrore. Irruenti, le belve si precipitarono a soccorrerli. Per tre volte, stretti in gomitoli balzanti, e con assalti uncinati di rabbia esplosiva, le tigri caricarono gli invisibili fantasmi di cui ribolliva la profondità di quella foresta di delizie... Finalmente, fu aperto un varco: enorme convulsione di fogliami feriti, i cui lunghi gemiti svegliarono i lontani echi loquaci appiattati nella montagna. Ma, mentre ci accanivamo, tutti, a liberar le nostre gambe e le nostre braccia dalle ultime liane affettuose, sentimmo a un tratto la Luna carnale, la Luna dalle belle cosce calde, abbandonarsi languidamente sulle nostre schiene affrante. Si udì gridare nella solitudine aerea degli altipiani: - Uccidiamo il chiaro di Luna! Alcuni accorsero alle cascate vicine; gigantesche ruote furono innalzate, e le turbine trasformarono la velocità delle acque in magnetici spasimi che s'arrampicarono a dei fili, su per alti pali, fino a dei globi luminosi e ronzanti. Fu così che trecento lune elettriche cancellarono coi loro raggi di gesso abbagliante l'antica regina verde degli amori. E il Binario militare fu costruito. Binario stravagante che seguiva la catena delle montagne più alte e sul quale si slanciarono tosto le nostre veementi locomotive impennacchiate di grida acute, via da una cima all'altra, gettandosi in tutti i precipizi e arrampicandosi dovunque, in cerca di abissi affamati, di svolti assurdi e d'impossibili zig-zag...Tutt' intorno, da lontano, l'odio illimitato segnava il nostro orizzonte irto di fuggiaschi. Erano le orde di Podagra e di Paralisi, che noi rovesciammo nell'Indostan. 4. Accanito inseguimento... Ecco scavalcato il Gange! Finalmente il soffio impetuoso dei nostri petti fugò davanti a noi le nuvole striscianti, dagli avvolgimenti ostili, e noi scorgemmo all'orizzonte i sussulti verdastri dell'Oceano Indiano, a cui il sole metteva una fantastica museruola d'oro.. Sdraiato nei golfi di Oman e del Bengala, esso preparava perfidamente l'invasione delle terre. All'estremità del promontorio di Cormorin, orlato di una poltiglia di ossami biancastri, ecco l'Asino colossale e scarno la cui groppa di cartapecora grigiastra fu incavata dal peso delizioso della Luna... Ecco l'Asino dotto, dal membro prolisso rammendato di scritture, che raglia da tempo immemorabile il suo rancore asmatico contro le brume dell'orizzonte, dove tre grandi vascelli s'avanzavano immobili, con le loro velature simili a colonne vertebrali radiografate. Subito, l'immensa mandra delle belve cavalcate dai pazzi protese sui flutti musi innumerevoli, sotto il turbinìo delle criniere che chiamavano l'Oceano alla riscossa. E l'Oceano rispose all'appello, inarcando un dorso enorme e squassando i promontorî prima di prender lo slancio. Esso provò lungamente la propria forza, agitando le anche e ripiegando il ventre sonoro fra le sue vaste fondamenta elastiche. Poi, con un gran colpo di reni, l'Oceano poté sollevare la propria massa e sormontò la linea angolosa delle rive... Allora, la formidabile invasione cominciò. Noi marciavamo nell'ampio accerchiamento delle onde scalpitanti, grandi globi di schiuma bianca che rotolavano e crollavano, docciando le schiene dei leoni... Questi, allineati in semicerchio intorno a noi, prolungavano da ogni parte le zanne, la bava sibilante e gli urli delle acque. Talvolta, dall'alto delle colline, guardavano l'Oceano gonfiare progressivamente il suo profilo mostruoso, come una immensa balena che si spingesse innanzi su un milione di pinne. E fummo noi che lo guidammo così fino alla catena dell' Imalaia, aprendo, come un ventaglio, il formicolio delle orde in fuga che volevamo schiacciare contro i fianchi del Gorisankar. - Affrettiamoci, fratelli miei!...Volete dunque che le belve ci sorpassino? Noi dobbiamo rimanere in prima fila malgrado i nostri lenti passi che pompano i succhi della terra... Al diavolo queste mani vischiose e questi piedi che trascinano radici!...Oh! noi non siamo che poveri alberi vagabondi! Vogliamo delle ali! Facciamoci dunque degli aeroplani. Saranno azzurri gridarono i pazzi azzurri,per sottrarci meglio agli sguardi del nemico, e per confonderci con l'azzurro del cielo, che, quando c'è vento, garrisce sulle vette come un'immensa bandiera. E i pazzi rapirono mantelli turchini alla gloria dei Budda, nelle antiche pagode, per costruire le loro macchine volanti. Noi ritagliammo i nostri aeroplani futuristi nella tela color d'ocra dei velieri. Alcuni avevano ali equilibranti e portando i loro motori, s'inalzavano come avvoltoi insanguinati che sollevassero in cielo vitelli convulsi. Ecco: il mio biplano multicellulare a coda direttiva: 100 HP, 8 cilindri, 80 chilogrammi... Ho fra i piedi una minuscola mitragliatrice, che posso scaricare premendo un bottone d'acciaio... E si parte, nell'ebbrezza di un'agile evoluzione, con un volo vivace, crepitante, leggiero e cadenzato come un canto d'invito a bere e a ballare. Urrà! Siam degni finalmente di comandare il grande esercito dei pazzi e delle belve scatenate!... Urrà! Noi dominiamo la nostra retroguardia: l'Oceano col suo avviluppamento di schiumanti cavallerie! Avanti, pazzi, pazze, leoni, tigri, e pantere! Avanti, squadroni di flutti!...I nostri aeroplani saranno per voi, a volta a volta,bandiere di guerra e amanti appassionate! Deliziose amanti che nuotano, aperte le braccia, sull'ondeggiar dei fogliami, o che indugiano mollemente sull'altalena della brezza!. Ma guardate lassù, a destra, quelle spole azzurre... Sono i pazzi, che cullano i loro monoplani sull'amaca del vento del sud!...Io intanto, sto seduto come un tessitore davanti al telaio e vo tessendo l'azzurro serico del cielo! Oh quante fresche vallate, quanti monti burberi, sotto di noi!...Quanti greggi di pecore rosee, sparsi sui declivi delle verdi colline che si offrono al tramonto!...Tu le amavi,anima mia!...No! No! Basta! Tu non godrai più, mai più, di simili insipidezze!...Le canne colle quali un tempo facevamo delle zampogne formano l'armatura di questo aeroplano!...Nostalgia! Ebbrezza trionfale! Presto avremo raggiunti gli abitanti di Podagra e di Paralisi, poiché voliamo rapidi ad onta delle raffiche avverse... Che dice l'anemometro?...Il vento che ci è contrario ha una velocità di cento chilometri all'ora!...Che importa? Io salgo a duemila metri, per sorpassare l'altipiano... Ecco! Ecco le orde!...Là, là, davanti a noi, e già sotto ai nostri piedi!...Guardate, laggiù, a picco, fra gli ammassi di verdura, la tumultuante follia di quel torrente umano che s'accanisce a fuggire! Questo fracasso?...E lo schianto degli alberi! Ah! Ah! Le orde nemiche sono ormai cacciate contro l'alta muraglia del Gorisankar!... E noi diamo loro battaglia!...Udite? Udite i nostri motori come applaudono?... Olà, grande Oceano Indiano, alla riscossa! L'Oceano ci seguiva solennemente,atterrando le mura delle città venerate e gettando di sella le torri illustri, vecchi cavalieri dall'armatura sonora, crollati giù dagli arcioni marmorei dei templi. Finalmente! Finalmente! Eccoti dunque davanti a noi gran popolo formicolante di Podagrosi e di Paralitici, lebbra schifosa che divora i bei fianchi della montagna... Noi voliamo rapidi contro di voi, fiancheggiati dal galoppo dei leoni, nostri fratelli, e abbiamo alle spalle l'amicizia minacciosa dell'Oceano, che ci segue da vicino per impedire che s'indietreggi!...E' soltanto una precauzione, poiché non vi temiamo!...Ma voi siete innumerevoli!...E potremmo esaurire le nostre munizioni, invecchiando durante la carneficina! Io regolerò il tiro!...L'alzo a ottocento metri! Attenti!...Fuoco!...Oh! l'ebbrezza di giocare alle biglie della Morte!...E voi non potrete carpircele! Indietreggiate ancora? Questo altipiano sarà presto superato!...Il mio aeroplano corre sulle sue ruote, scivola sui pattini e s'alza a volo di nuovo!...Io vado contro il vento!...Bravissimi, i pazzi! Continuate il massacro! Guardate! Io tolgo l'accensione e calo giù tranquillamente, a volo librato, con magnifica stabilità, per toccar terra dove più ferve la mischia! "Ecco la furibonda copula della battaglia, vulva gigantesca irritata dalla foia del coraggio, vulva informe che si squarcia per offrirsi meglio al terrifico spasimo della vittoria imminente! E' nostra, la vittoria...ne sono sicuro, poiché i pazzi lanciano già al cielo i loro cuori, come bombe!...L'alzo a cento metri! Attenti! Fuoco!...Il nostro sangue?...Sì! Tutto il nostro sangue, a fiotti, per ricolorare le aurore ammalate della Terra!...Sì, noi sapremo riscaldarti fra le nostre braccia fumanti, o misero Sole, decrepito e freddoloso, che tremi sulla cima del Gorisankar!... F.T.M. ![]()
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![TRIBUTO ALLA MAGNIFICENZA [VIDEO] OVVERO IL CANTO DEL CIGNO](http://img.youtube.com/vi/Vii8H8oDvOc/0.jpg)


































